La Sala Ipostila e le Colonne
Ventiquattro colonne di arenaria sostengono il tetto della sala ipostila, un bosco di pietra senza eguali nell'architettura sacra dell'antico Egitto. Le dimensioni parlano da sole: 37 metri di lunghezza, 20 di larghezza e 15 di altezza, tutto realizzato in arenaria locale. I capitelli delle 18 colonne interne recano ciascuno un motivo vegetale differente: palme da dattero, fiori di loto, papiri e viti cariche di grappoli d'uva, immagini che celebrano la fertilità della Valle del Nilo.
Sulle superfici delle colonne scorrono testi che documentano le feste religiose della città, tra cui la cerimonia dell'innalzamento del cielo sulle colonne e il rituale del vasaio sulla ruota, dedicato a Khnum. Una colonna in particolare cattura l'attenzione: l'imperatore Traiano vi appare mentre danza davanti alla dea Menheyet, un'immagine che condensa con straordinaria efficacia la fusione tra il potere imperiale romano e la tradizione religiosa egizia.
Le Decorazioni del Soffitto
Il soffitto astronomico costituisce forse la meraviglia più sorprendente dell'intero tempio. Qui si trova una serie completa di 12 simboli zodiacali, affiancati da costellazioni e dalle raffigurazioni dei pianeti Marte, Giove e Saturno. Il recente restauro ha portato alla luce 46 aquile disposte in due file sotto il soffitto centrale: 20 raffigurano dee dell'Alto Egitto, mentre 22 recano teste di cobra. La divisione tra le due tradizioni cosmologiche è netta: il lato nord ospita figure astrologiche egizie, il lato sud presenta invece segni astronomici di origine romana.
Il rilievo del Capodanno narra visivamente l'inondazione annuale del Nilo, con le divinità Orione, Sothis e Anuket che segnalano l'alzarsi e il calare delle acque, mentre in alto la dea del cielo Nut inghiotte il sole al tramonto. Vale la pena notare che molte di queste iscrizioni furono dipinte anziché incise nella pietra, e proprio questo dettaglio ha permesso di scoprire nomi di costellazioni dell'antico Egitto fino ad allora completamente sconosciuti.
I Rilievi sulle Pareti
Quattro file sovrapposte di rilievi ricoprono le pareti, popolate da imperatori tolemaici e romani abbigliati con i costumi tradizionali del faraone, nell'atto di offrire sacrifici al dio Khnum. Sul muro occidentale campeggiano i rilievi di Tolomeo VI Filometore e Tolomeo VIII Evèrgete, mentre sulla parete occidentale della facciata esterna compaiono Horus e Khnum intento a trascinare una rete colma di pesci dal Nilo, accompagnati da figure di uccelli.
Le Iscrizioni Geroglifiche
Il tempio di Khnum custodisce il corpus di testi geroglifici coerenti più recente che si sia conservato fino ai nostri giorni, un archivio di idee religiose e cerimonie cultuali di valore inestimabile. Le ultime iscrizioni note furono completate dall'imperatore romano Dios nel 250 d.C.. Tra i testi più curiosi si trovano due iscrizioni criptografiche: una composta da figure di arieti (Es103), dedicata a Khnum "Signore di Esna", e una formata da coccodrilli (Es126) per Khnum "Signore della campagna", che decorano rispettivamente la metà sud e nord del tempio. Il restauro ha riportato alla luce ben 200 nuove iscrizioni che secoli di fuliggine e sporcizia avevano reso invisibili.
Le Camere Laterali
Ai lati dell'ingresso si aprono camere che servivano ai sacerdoti e ai custodi come depositi. Le iscrizioni che ne coprono le pareti rivelano le rigide norme di purezza rituale richieste per accedere al santuario: tagliarsi le unghie, lavarsi le mani con natron, indossare esclusivamente abiti di lino e osservare giorni di astinenza sessuale. Prescrizioni severe che testimoniano quanto fosse considerato sacro e inviolabile lo spazio del tempio.